E’ difficile stare a guardare, mentre chi ami attraversa la tua strada senza la voglia di incontrarti.
Alla finestra aspetti che volga lo sguardo nella tua direzione, ma sono belli i fiori e il sole è accecante.
Quando lo vedi di spalle ormai l’attimo è passato, la strada è già un’altra.
Non credo ripasserà, tanto vale rientrare.

Un racconto che ho nel cuore, potrebbe chiamarsi Luisa …..

Alba è di nuovo sulla terra ferma.

Dopo i bei momenti passati con lui, Il tappeto della vita ha ricominciato a trascinarla e lei glielo permette.

Partirà, parteciperà, frequenterà, insegnerà e le sembrerà di vivere.

Ascolterà musica, di parole che non comprende, di suoni che l’avvolgono di luce.

Dirà parole di conforto, di gioia e di dolore, sempre con la serena certezza che potrà ritornare.

Alba non cerca vento, spiagge o altri corsari.

La sua vita ha un ritmo che non cambierà: è il ritmo del cuore, lento, cadenzato e costante.

Quel rimbombo di vita che vorrebbe far sentire a lui, posandosi la sua mano sul petto.

La certezza di qualcosa che non viene spezzato ne dalle brezze ne dagli uragani.

Qualcosa che “il tempo non sfiora”.

La vita riprende, ma nel suo frastuono, forse, il silenzio di quei momenti, è ciò che si sente meglio.

Io non sono della vostra generazione.
Alla vostra età non ero immersa nei suoni e nelle immagini come lo siete ora voi.
Io non potevo risolvere tutto con un click e la TV aveva e ha un posto molto limitato nella mia vita.
Non sono della vostra generazione, ma la amo.
Trovo che moltissime cose siano cambiate, alcune in meglio, altre in peggio….succede ed è l’inevitabile fluire della vita a cui non ha senso opporsi.
Quando si è nel fiume ha senso opporsi al suo corso?
Io fiume vince sempre e così il tempo, su tutto.
Ma ci sono cose, chiamate “valori” che il tempo non cambia.
Sono immutabili, come il sole e sono la fonte della nostra vita.
La confusione di quest’epoca li ha solo parzialmente “coperti”, ma non si possono cancellare e tantomeno “perdere”, come sentite tanto spesso dire.
Perché il sole esiste anche dietro le nuvole, o in una giornata piovosa, anche se le persone sembrano dimenticarsene.
Valori sono per me il rispetto e la disciplina, ciò su cui vi ho chiesto di riflettere.
Ci ho riflettuto anche io, per scriverlo a voi.
Il rispetto per le persone e per le cose passa inevitabilmente dal rispetto di se stessi.
Rispettarsi, etimologicamente vuol dire avere un rapporto con se stessi.
Voi sapete cosa vuol dire avere rapporto con qualcuno? Con un amico?
Significa considerarlo, amarlo, prendersi cura di lui.
Se riusciamo a farlo anche con noi stessi allora inevitabilmente trasferiremo questo amore su ciò che ci circonda e lo rispetteremo.
Rispettare la scuola vuol dire accettare di vedere se stessi apprendere, crescere, prendere responsabilità.
Rispettare gli insegnanti significa accettare di avere uno scambio, una comunicazione, abbandonare l’essere passivi e mettersi in gioco.
La disciplina l’ho sempre rifuggita.
Ancora oggi, quando la nomino, mi vengono agli occhi immagini di militari che marciano tutti insieme senza una direzione precisa.
E invece la disciplina è sapere dove andare e andarci, fare propria la meta a cui si desidera arrivare.
Disciplina è semplicemente allenamento: allenarsi ad apprendere il modo migliore, la strada più breve che ci conduce dove vogliamo andare.
Questo vi ho chiesto oggi: che comunichiate con me e che insieme proviamo a viaggiare verso il nostro obiettivo comune, che è imparare.
Per farlo occorre che comunichiate tra voi e con voi stessi, che insieme a me decidiate l’obiettivo.
Non si può sempre vivere a caso.
La vita a caso, come quella che state vivendo, vi porterà dove vuole il vento e non dove volete andare voi.
Rispetto e disciplina vi aiuteranno a navigare sulla rotta che avete stabilito, senza che la corrente vi porti via, come ha fatto in questi anni.
Io sono un comandante, uno dei tanti, che vi condurrà per questo tratto di viaggio, se lo vorrete.
Non pensate in modo banale, mettetevi in gioco.
Cercate di fare qualcosa di più che sopravvivere.
Vivete.
Vi voglio bene
Luisa

C’è un’area sensibile in ognuno di noi, il nervo scoperto, la radice esposta.
Credo che la vita si viva sempre compiendo atti e azioni inconsapevolmente volti a difenderla.
Io sono sempre stata diversa.
Diversa da tutti, non conforme, senza il marchio.
La mia area sensibile è difesa da una normalità apparente e desiderata, mai conquistata se non per qualche breve momento di obnubilamento.
Anestetizzata nella vita e dalla vita sono rimasta senza ricordi per 5 anni per rincorrerla.
I minuti scorrevano e scorrono ancora, senza di me.
Pirandello diceva che “chi vive quando vive, non si vede, vive.Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la sta vivendo più: la subisce, la trascina”
Stamattina non mi sento normale e succede, per la prima volta, che non desidero il marchio.
Desidero abbandonare quest’area, vedere altri luoghi.
Desidero vedermi vivere e non trascinarmi più.

Il modo tuo d’amare è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio.
I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché io le baci.
Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.
E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire con domande, con carezze,
quella solitudine immensa d’amarti solo io.

Pedro Salinas

Piccole
pieghe di sole
a iluminare
noi
fermi
immobili
sul ciglio
dell’attimo.

Qui
la vita
è
un refolo
sottile

Qui
trovo
il mio
porto
di pace.

Ritrovo nella fotografia dei miei ricordi quella sensazione meravigliosa di sentire che la vita scorre nelle vene dei nostri polsi e che nulla è perduto mai finchè ci si sente capaci di amare.
Ci sono momenti e persone che non si dimenticano, che restano indelebili immagini, come note di una canzone che ci accompagna sempre.
L’amore per la vita giustifica la vita stessa e la vita è fatta di persone che la riempiono e le danno senso.
Per queste persone, che amo profondamente, io sento che nessun attimo è mai perso.

Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l’oscura primavera
di Sottoripa.

Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzìo lungo viene dall’aperto,
strazia com’unghia i vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch’ebbi in grazia
da te.
E l’inferno è certo.

(E. Montale – Le occasioni)

Ieri sera ho assistito a due cose fenomenali. Cosa che non capita spesso, soprattutto di questi tempi. Ho sentito un uomo che stimo moltissimo dire che per costruire qualcosa prima bisogna rompere, spezzare. La Pasqua è il simbolo di questa rottura. Poi ho visto milioni di persone nelle piazze, credere ancora che qualcosa sia possibile da realizzare. Ho visto finalmente il segno del risveglio, della voglia di uscire dalla propria misera tana per riaprirsi a un mondo dagli orizzonti più ampi, che includa il noi, oltre che l’io. Mi ha emozionato vedere nuovamente le folle divenire gente e poi persone, unite, insieme, per un obiettivo comune: il bene del nostro paese. E’ Primavera. E’ tempo di uscire, di impegnarsi, di fare. E’ tempo di riprendere in mano la propria vita e quella del paese in cui viviamo. E’ tempo di renderci liberi e responsabili, di dare un altro esempio ai nostri figli. Io ci credo, io lo sento che è possibile. Forse un giorno, presto, potrà essere “Il giorno prima della felicità”.

A volte è facile sentire che sei proprio poco importante per il mondo.
Ci son cose e persone che per te contano il mondo intero e che invece ti fanno sentire come una formica fra i giganti e ci manca poco che ti calpestino

E tu stai lì ad aspettare un loro sguardo, che è sempre altrove.
Ma almeno capisci che è inutile aspettare e che i giganti non ti vedranno mai.

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