Io non sono della vostra generazione.
Alla vostra età non ero immersa nei suoni e nelle immagini come lo siete ora voi.
Io non potevo risolvere tutto con un click e la TV aveva e ha un posto molto limitato nella mia vita.
Non sono della vostra generazione, ma la amo.
Trovo che moltissime cose siano cambiate, alcune in meglio, altre in peggio….succede ed è l’inevitabile fluire della vita a cui non ha senso opporsi.
Quando si è nel fiume ha senso opporsi al suo corso?
Io fiume vince sempre e così il tempo, su tutto.
Ma ci sono cose, chiamate “valori” che il tempo non cambia.
Sono immutabili, come il sole e sono la fonte della nostra vita.
La confusione di quest’epoca li ha solo parzialmente “coperti”, ma non si possono cancellare e tantomeno “perdere”, come sentite tanto spesso dire.
Perché il sole esiste anche dietro le nuvole, o in una giornata piovosa, anche se le persone sembrano dimenticarsene.
Valori sono per me il rispetto e la disciplina, ciò su cui vi ho chiesto di riflettere.
Ci ho riflettuto anche io, per scriverlo a voi.
Il rispetto per le persone e per le cose passa inevitabilmente dal rispetto di se stessi.
Rispettarsi, etimologicamente vuol dire avere un rapporto con se stessi.
Voi sapete cosa vuol dire avere rapporto con qualcuno? Con un amico?
Significa considerarlo, amarlo, prendersi cura di lui.
Se riusciamo a farlo anche con noi stessi allora inevitabilmente trasferiremo questo amore su ciò che ci circonda e lo rispetteremo.
Rispettare la scuola vuol dire accettare di vedere se stessi apprendere, crescere, prendere responsabilità.
Rispettare gli insegnanti significa accettare di avere uno scambio, una comunicazione, abbandonare l’essere passivi e mettersi in gioco.
La disciplina l’ho sempre rifuggita.
Ancora oggi, quando la nomino, mi vengono agli occhi immagini di militari che marciano tutti insieme senza una direzione precisa.
E invece la disciplina è sapere dove andare e andarci, fare propria la meta a cui si desidera arrivare.
Disciplina è semplicemente allenamento: allenarsi ad apprendere il modo migliore, la strada più breve che ci conduce dove vogliamo andare.
Questo vi ho chiesto oggi: che comunichiate con me e che insieme proviamo a viaggiare verso il nostro obiettivo comune, che è imparare.
Per farlo occorre che comunichiate tra voi e con voi stessi, che insieme a me decidiate l’obiettivo.
Non si può sempre vivere a caso.
La vita a caso, come quella che state vivendo, vi porterà dove vuole il vento e non dove volete andare voi.
Rispetto e disciplina vi aiuteranno a navigare sulla rotta che avete stabilito, senza che la corrente vi porti via, come ha fatto in questi anni.
Io sono un comandante, uno dei tanti, che vi condurrà per questo tratto di viaggio, se lo vorrete.
Non pensate in modo banale, mettetevi in gioco.
Cercate di fare qualcosa di più che sopravvivere.
Vivete.
Vi voglio bene
Luisa


2 commenti
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luglio 21, 2010 a 4:10 pm
Patty
Questa lettera è stupenda, molto commovente. L’ho letta solo oggi ma giuro che l’ho riletta 3-4 volte…trasuda emozioni vere, trasuda affetto e devozione per una “missione” qual’è l’insegnamento, trasuda vera passione. Vorrei davvero avere avuto insegnanti con passioni vere come la tua, purtroppo non sempre si trovano ma, quando succede, è davvero una vittoria sia per lo studente che per l’insegnante. Brava, davvero ti stimo per come vivi il tuo mestiere. Un abbraccio.
Patty
giugno 21, 2011 a 10:25 pm
Daniela Brassi
Dedicato a mio Figlio. Vorrei averla scritta io, o vorrei avessi insegnanti così illuminati.