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Difficile trovare una posizione quando sei vicino ai grandi.
Non è mia abitudine sgomitare e me ne sto zitta, finendo poi per sembrare disinteressata o stupida.
Io ho bisogno di guardare le cose che vengono dette nel loro insieme. Io non sono portata per l’analisi, io sono una sintetica.
La costante paura di fare la figura delle stupida mi pietrifica e tengo tutto lontano da me.
Oggi l’ho visto più che mai, tra una persona che stimo e una che amo, quanto sia difficile per me sentirmi all’altezza, sempre.
Qualcuno le stava dicendo, con parole che uscivano fluide e sottili, come piccole stelle filanti a carnevale, che i ricordi non esistono.
Elisa ascolta le parole e le guarda volare in aria, entrare nelle sue cellule e depositarsi dentro di lei.
Questo le hanno detto: che ogni cosa ti paia di ricordare è una rielaborazione della tua mente e che, ogni volta che la ricordi, qualcosa viene aggiunto o tolto.
Elisa si chiede sconvolta se la sua vita passata allora non sia che una finzione, una invenzione dei pensieri che non vogliono arrendersi all’evidenza che niente vive davvero.
Eppure Elisa ha sperimentato la vita, in un assolato pomeriggio di prima estate, quando ha sentito il respiro di lui nel suo.
Non le sue labbra o le sue mani, non il profumo di incenso e vaniglia, non il calore del sole erano indice di vita per lei, ma quell’alito di vita che passava da cuore a cuore, da anima ad anima e la lasciava come una spiaggia ad aspettare il mare, dopo il ritrarsi dell’onda.

